

"http://www.siamoabruzzesi.com">ge Mario Comenzamos esta entrega con la invocación del entonces Cardenal Jorge Mario Bergoglio -hoy Papa Francisco- en
Buenos Aires, 7 Abril 2009
Este es el rostro que vimos el Viernes Santo en la cruz. Él pagó por vos, pagó por mí. Tuvo miedo, pero esperó y se entregó al Padre. No perdió la esperanza
”.
Así lo expresa el cardenal Jorge Mario Bergoglio, arzobispo de Buenos Aires y primado de la Argentina, en un mensaje radial que la curia porteña difundió con motivo del inicio de la Semana Santa
Renovar los ideales de vida cristiana y crecer en caridad
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Iniziamo questa puntata con le parole del allora cardinale Jorge Bergolio oggi Papa Francisco, in Buenos Aires, 7 aprile 2009
Questa è la faccia che abbiamo visto il Venerdì nella croce. Ha pagato per voi, pagato per me. Aveva paura, ma ha aspettato e si ha dato al Padre. Non ha perso la speranza".
È quanto afferma il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires e Primate dell'Argentina, in una trasmissione radiofonica che il Buenos Aires curia per segnare l'inizio della settimana
Rinnovare gli ideali di vita cristiana e di crescere nella carità
La Pasqua in Abruzzo: tradizioni popolari, trato di una nota di Marcello Bonitatibus (nato e risiede a Pettorano sul Gizio -provincia di L'Aquila- e pubblicato in
Siamo Abruzzesi
Le tradizioni popolari e i riti della Settimana Santa sono diffusi in tutto l’Abruzzo. Le manifestazioni incentrate sulla Passione e sulla Resurrezione di Gesù sono vissute con particolare intensità dagli abruzzesi ed assumono espressioni originali, e allo stesso tempo simili, nei 305 comuni della regione.
Spesso, infatti, la liturgia pasquale che tali riti celebrano, “pur nell’assoluta unicità dell’evento che commemora, rimanda in qualche misura ai riti primaverili dell’antichità precristiana; ai miti della <
>, la cui morte tragica, seguita talora dalla resurrezione, cambia radicalmente la condizione umana, rinnovandola o restituendola alle origini (Osiride, Attis, Adone, Dioniso, ecc.); ai miti delle dee che discendono agli inferi e periodicamente ne risalgono in connessione con l’avvento della primavera e la rinascita della vegetazione (Ishtar, Persefone, Proserpina, ecc.).
Se questo può essere il significato culturale, nella loro rappresentazione scenografica le manifestazioni pasquali abruzzesi, in particolare quelle del Venerdì Santo con la processione del Cristo morto, “in alcuni paesi rivela antichi legami con il teatro sacro del Medioevo, con le rappresentazioni delle confraternite religiose sui sagrati delle chiese”. (2)
Sicuramente sono i riti del venerdì santo, celebrato ovunque con grande solennità e partecipazione, quelli più sentiti dagli abruzzesi. Il profondo sentimento religioso che li sostiene spiega anche alcuni comportamenti dei singoli, un tempo ampiamente diffusi in tutta la regione. Il giorno del venerdì santo, ad esempio, “qualche donna ancora è solita non spazzare la casa, non stendere la tovaglia sulla tavola e c’è ancora chi fa digiuno per tutto il tempo in cui le campane sono legate”. (3)
Particolarmente affascinanti sono le processioni del venerdì Santo di Sulmona e Chieti. La prima, organizzata dalla Confraternita della SS.Trinità è comunemente detta del “Cristo morto”. Il corteo funebre, composto da centinaia di confratelli vestiti con un saio rosso, simbolo della fiamma della carità, uscendo dalla chiesa della SS. Trinità alle 19,00 è accompagnato da una banda di ottoni che suona celebri marce funebri, quindi attraversa tutte le principali vie del centro storico di Sulmona. Al seguito del corteo, sfila una schiera di lampioni bianchi posti ai lati, e dietro di essi Dietro di essi segue il coro, composto da 120 cantori tripartiti in tenori, baritoni e bassi, che esegue vari tipi di Miserere e si muove a passo cadenzato, ondeggiando: è una delle parti più spettacolari della processione e per questo motivo i posti da corista sono tra i più ambiti. Subito dietro il coro, la bara del Cristo Morto seguita dalla Vergine vestita a lutto.
La processione del venerdì santo a Chieti
La processione del Venerdì Santo di Chieti si ripete ininterrottamente da ben cinque secoli. Infatti, da notizie storiche documentate la sua origine viene fatta risalire, nella forma attuale, al secolo XVI, contestualmente alla fondazione dell’Arciconfratenita del Sacro Monte dei Morti che da sempre la organizza. La processione ha inizio verso le 19.00, dalla Cattedrale di San Giustino dove, alla fine della Sacra Funzione, sulla scalinata del presbiterio si esibisce il coro, composto da oltre 120 elementi, con altrettanti musici, che intona lo struggente Miserere composto verso il 1740 da Saverio Selecchy (Chieti,1708- 1788), maestro di Cappella della Cattedrale. Successivamente comincia la vera e propria processione che si snoda per le strade del centro storico cittadino. Aprono il corteo le confraternite cittadine con i rispettivi abiti tradizionali, seguite da Capitolo Metropolitano e dai Cavalieri del Santo Sepolcro insieme all’Arcivescovo. È poi il turno dei membri dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, vestiti con una tunica nera, mozzetta gialla e cappuccio nero. Chiudono la processione i Musici e i Cantori. I membri dell’Arciconfraternita del Sacro Monte, inoltre, riempiono quello spazio che separa i membri di una confraternita dell’altra portando i Simboli della Passione.
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conmemora, se refiere en cierta medida a los antiguos ritos precristianos de la primavera, los mitos de la divinidad asesinada” cuya trágica muerte , a veces seguido de la resurrección, cambió radicalmente Las tradiciones y los ritos de la Semana Santa se puede encontrar en todo el Abruzzo. Los eventos se centraron en la Pasión y Resurrección de Jesús se experimentan con especial intensidad en los Abruzos y asumir las expresiones originales, aunque similares, en 305 municipios de la región.
A menudo, la liturgia de Pascua que celebramos estos ritos, "a pesar de la singularidad absoluta del acontecimiento que se la condición humana, renovar o volver a sus orígenes (Osiris, Atis, Adonis, Dionisos, etc.) mitos de diosas descendió a los infiernos y la hora de nuevo una y otra vez en relación con la llegada de la primavera y el. renacimiento de la vegetación (Ishtar, Perséfone, Perséfone, etc.) (1)
Si bien esto puede ser el significado cultural en su representación escénica de los acontecimientos de Pascua en Abruzzo, en particular las del Viernes Santo con la procesión del Cristo muerto, " En algunos países, revela antiguos vínculos con el teatro sagrado de la Edad Media, con representaciones de las hermandades religiosas en los cementerios".(2)
Seguramente ellos son los ritos del Viernes Santo, en todas partes se celebran con gran solemnidad y participación, los más sentidos de Abruzzo. El profundo sentimiento religioso que los sostiene también explica algunos de los comportamientos de los individuos, en un tiempo muy difundidos en toda la región. Todavía, en viernes santo, por ejemplo, "una mujer todavía no barre la casa, no se extiende el mantel sobre la mesa y todavía hay personas que ayunan todo el tiempo en el que las campanas están atadas". (3)